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10 Aprile 2019

Non benissimo Scritto da Provolik

Non benissimo

Come di certo ricorderete tempo fa è stato divulgato un articolo su uno o più giornali di livello nazionale che considerava il gioco di ruolo un terreno pericoloso, sul quale potevano nascere cose odiose quali malattie mentali o pratiche di terrorismo. Nel mio articolo auspicavo che il movimendo del gioco di ruolo potesse creare un'onda positiva che sottolineasse i grandi pregi del nostro hobby preferito.

Ma non è andata benissimo.

L'occasione, a mio avviso, era molto ghiotta e poteva essere il giusto trampolino di lancio per portare su alcuni quotidiani nazionali, uno sguardo sull'intera scena del GdR in Italia e su quali siano i grandi effetti positivi di un metodo di gioco che rimane ancora una nicchia, perché poco o mal compreso dai più.

Le reazioni sono state diversificate, ma per lo più inutili a far comprendere ed espandere il nostro mondo: sui social ci sono stati addirittura degli utenti che hanno consigliato di "ignorare" la questione, cosa che non avrebbe certamente portato a nulla se non ad un tacito benestare a quanto scritto. Tra l'altro che senso avrebbe rimanere nella nicchia mentre questa viene impunemente presa a calci?

Si è passati quindi a sottolineare come il gioco di ruolo venga usato in qualche ospedale e in alcune pratiche della psicologia e della pedagogia. Nulla di male in tutto questo, anzi, ma si tratta di un semplice contorno, di una cornice, di certo molto utile in quegli ambiti, ma che costituiscono una debole argomentazione alle accuse fatte proprio perché non vanno a focalizzare l'attenzione su quello che in realtà è il gioco di ruolo e sui vantaggi che portano nel nostro mondo quotidiano.

C'è anche stata una lettera aperta, solo che non era veramente una lettera aperta, aveva argomentazioni molto deboli e, guarda caso, nessuno si è preso la briga di rispondere.

Il risultato è stato un articolo di riparazione che in realtà non ha riparato niente, perché non parlava del gioco di ruolo se non marginalmente e in quel punto dove poteva essere approfondito si è preferito "far pubblicità" a Dungeons & Dragons. Nessuna ammissione di colpa, nessuna ammissione di errore, facciamo un articolo che parli benino di un po' tutto ma senza ritrattare apertamente e siamo tutti contenti.

Ed è finita qui. Non è successo nient'altro.

Ma cosa si poteva fare?

Seriamente, nel periodo in cui si svolge una manifestazione importante come il Play non si poteva fare di meglio?

Sarebbe bastato invitare pubblicamente il giornale e il giornalista al Play per fargli tastare in modo tangibile che cos'è il movimento del gioco di ruolo in Italia. In quel contesto si poteva anche organizzare una piccola conferenza dove sarebbero potuti intervenire editori, autori ma soprattutto giocatori e associazioni per spiegare cos'è il fenomeno del gioco di ruolo in Italia.

Spiegare ai giornalisti che la fantasia è una virtù e che il gioco di ruolo è un modo efficace per coltivarla ed essendo anche divertente è adatto a tutte le età e può coprire molti ambiti. Bisogna forse ricordare come in passato la fantasia sia stata ispiratrice anche di nuove tecnologie (la più famosa fu il cellulare) nonché di opere letterarie e artistiche tra le più influenti e famose (Iliade, Odissea, Eneide, Divina Commedia giusto per citare i grandi classici e non il solito "Il Signore degli Anelli").

Sottolinearne l'aspetto aggregante, anche mediante le associazioni, perché quando si gioca al tavolo tutti assieme si socializza e se i tavoli sono tanti significa che i giocatori conosceranno molte persone: questo passaggio risulta particolarmente interessante perché aggregare persone tramite il sano divertimento crea una sinergia positiva e fiducia nel prossimo, altro che terrorismo e malattie mentali varie.

E invece il play è andato, a quanto pare anche bene, ci saranno stati grandi incassi, si saranno venduti molti manuali, ma la nicchia è rimasta ferma nella sua bolla, senza nemmeno un biglietto di scuse, quasi a dire che potranno prenderla a calci, impunemente, un'altra volta.

Va beh, continuiamo a giocare...



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